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Dicembre 2016

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In questo numero torniamo ai massimi livelli di automobilismo, ma non in modo convenzionale, e così facendo diamo una spinta allo sviluppo dei propulsori elettrici. Presentiamo inoltre la nostra Jaguar I-PACE Concept, un nuovo rivoluzionario modello prenotabile adesso e pronto alla consegna nel 2018.

I PILOTI C’è una

I PILOTI C’è una fotografia famosa e molto bella di Mike Hawthorn, pilota che corse per la scuderia Jaguar tra il 1955 e il 1957, vincendo l’edizione della 24 Ore di Le Mans del 1955, in cui è appoggiato alla parte anteriore lato marciapiede della sua Jaguar Mark I da 3,4 L, la VDU 881, davanti al “Tourist Trophy Garage”, l’azienda di famiglia. Sta sorridendo, è a mani giunte e sembra il ritratto della vita – invincibile – un uomo con alle spalle un campionato mondiale di Formula 1 e di fronte un’attività da mandare avanti. Aveva concluso il secondo anno – di una seconda stagione – alla Ferrari e lasciato dietro di sé quei due anni in cui aveva assistito alla perdita di quattro compagni, tra cui quella del grande amico che chiamava “mon ami mate”, il connazionale Peter Collins. Hawthorn, sconvolto dalla morte dell’amico, annunciava il suo ritiro dalle corse per dedicarsi al Tourist Trophy Garage. I piloti britannici della generazione di Mike erano diversi. Nel loro sangue infuriava ancora la battaglia e, sebbene fossero grandi abbastanza per sapere cosa fosse uno Spitfire, erano troppo giovani per aver volato su uno di loro. Sembrava semplicemente naturale che uomini così ben dotati fisicamente si ritrovassero in un’arena sportiva in cui, alla stregua del combattimento aereo, la morte era qualcosa su cui sorvolare piuttosto che un rischio professionale, come il fissare brevemente la sedia vuota di un compagno alla mensa ufficiali, prima di bere un’altra pinta, chiudere il conto e andarsene. Mike, al volante della sua Jaguar D-Type, venne coinvolto nel più grave incidente nella storia dell’automobilismo, a Le Mans nel 1955, e quando il compagno di squadra, Ivor Bueb, prese il controllo, Mike dapprima sconvolto, si ricompose e proseguì vincendo la gara. Ci sono foto che lo ritraggono mentre festeggia con lo champagne, cosa che non piacque ai giornalisti, ma lui non sprecò tempo IL CLUB JAGUAR PER GENTILUOMINI DISTINTI E VELOCI nel mostrar loro il suo stato d’animo. Enzo Ferrari, nella sua autobiografia “Le mie gioie terribili”, de - scrive Mike come un uomo dalle altalenanti prestazioni nelle gare. Se era in giornata era imbattibile, ma quando non lo era era imperdonabilmente lento, nonché incline a tremendi sbalzi d’umore. Mike però aveva alle spalle una storia clinica segnata da una malattia renale cronica, per il cui trattamento ai tempi si impiegavano penicilli- Membro inaugurale na, morfina – e steroidi. E tra gli effetti collaterali di questi ultimi vi sono proprio gli sbalzi di umore. Ferrari è notoriamente famoso per aver dato a Mike un foglio di carta bianco con apposta in calce la sua firma in viola – si trattava del contratto che lo impegnava a rimanere con la scuderia italiana per la stagione ’59 – e per avergli detto “scrivi quello che vuoi, non ci guarderò”. Mike tuttavia non rimase, aveva deciso di ritirarsi alla fine del 1958. Il 22 gennaio 1959, a bordo della sua Jaguar Mark I, Mike uscì di strada, morendo sul colpo. Che avesse perso il controllo? La sua fidanzata non la pensava così. Le sue condizioni erano peggiorate, il suo umore era più che mai instabile, perdeva i sensi – secondo lei in quell’occasione li aveva persi un’ultima volta. La strada era bagnata quella sera – un niente per un pilota campione del mondo. Quella foto di Mike, appoggiato orgogliosamente alla sua Jaguar Mark I parcheggiata fuori dall’azienda di famiglia, è la metafora perfetta della vita. Un pilota che fa lo spavaldo nei confronti del rivale, il ritratto della salute – invincibile – con un segreto oscuro. Lui sapeva che stava morendo, ma mai lo avrebbe saputo il suo nemico. MIKE HAWTHORN Manish Pandey autore del film documentario ‘Senna”, vincitore del BAFTA e del Sundance, nella prima di una nuova serie che ritrae i grandi nomi della storia sportiva della Jaguar, racconta la tragica storia di Mike Hawthorn, campione del mondo di Formula 1 nel 1958. ILLUSTRAZIONE: PATRICK MORGAN 78 THE JAGUAR

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La rivista The Jaguar celebra l’arte della performance con articoli esclusivi che stimolano i sensi, dalla guida dinamica al seducente design fino alla tecnologia d’avanguardia.

In questo Nuovo numero di The Jaguar magazine, faremo un tour del Portogallo a bordo della rivoluzionaria Jaguar I-PACE e scopriremo come è nata questa irresistibile auto completamente elettrica, intervistando i principali protagonisti che hanno lavorato alla sua creazione. Resteremo sul tema dell’innovazione tecnologica dando un’occhiata ad una E-TYPE, classica nella forma ma innovativa nell’essenza, ed esploreremo gli ultimi trend dell’intelligenza artificiale e della smart home technology. Entreremo nel mondo delle grandi performance con un’intervista al pilota Nelson Piquet Jr. e alla star del tennis Johanna Konta, e ti porteremo sull’emozionante pista della Jaguar Ice Academy con dei passeggeri d’eccezione.

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