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8 months ago

Jaguar Magazine #08

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In questo numero scopriremo i maestri brasiliani padri della suggestiva arte della capoeira e gli artisti irlandesi che mescolano tradizioni folcloristiche e nuove culture. Seguiremo inoltre il filo rosso che lega la carta da parati di epoca vittoriana all'iPhone. Per finire, il poliedrico attore e interprete Riz Ahmed ci racconterà perché ha deciso di svelare al mondo la sua vera identità.

Intervista nella serie

Intervista nella serie HBO The Night Of - Cos’è successo quella notte?, ed è pure entrato a far parte dell’universo di Star Wars interpretando Bodhi Rook in Rogue One: A Star Wars Story. Ebbene sì, c’è anche una sua action figure (“Penso che mio nipote ne abbia una”, racconta). Si può proprio dire che la carriera di Riz sia letteralmente esplosa. “Ci sono momenti in cui non riesco quasi a crederci. È bello, ma anche un po’ strano. In quei momenti bisogna ricordarsi che il pubblico non si entusiasma per te, ma per la parte o per il pezzo che stai interpretando. Sì, alcuni impazziscono per la mia musica, ma quella non sono io; è solo una parte di me che scelgo di mostrare agli altri, come un ologramma. “Star Wars mi ha insegnato molto sugli ‘ologrammi’. Non importa se interpreti un personaggio che i fan amano o che detestano, perché quello non sei davvero tu. È un concetto molto utile da ricordare, perché a volte è facile confondersi”. Riz spiega che è la sua famiglia ad aiutarlo a mettere le cose in prospettiva: “A mia mamma interessa solo se ho mangiato, non quanti follower ho su Twitter”. Ma la famiglia ha avuto un ruolo decisivo anche nel suo lavoro. Nato a Wembley da una famiglia di immigrati pachistani, Riz è cresciuto a contatto con due culture diverse, mentre la sua carriera scolastica gli ha permesso di confrontarsi anche con diverse classi sociali. E queste esperienze hanno inevitabilmente arricchito anche la sua carriera di artista. “Penso sia un grande vantaggio trovarsi a proprio agio in ruoli così diversi. È così che sono riuscito a guadagnarmi da vivere come attore, indossando diverse maschere. È una cosa che faccio sin da quando ero bambino. Passare ogni giorno da una cultura o da una classe sociale all’altra è come interpretare diversi personaggi. “Certo, lo svantaggio è avere la responsabilità di decidere quale versione di te stesso vuoi essere. Ora come ora cerco di non pensarci e provo a investire tutto me stesso in ciò che faccio.” Il vero Riz Ahmed emerge con decisione con i suoi progetti più recenti. Nel suo ultimo film, Sound of Metal, interpreta un batterista che perde l’udito. Sopraffatto dalla depressione, cede alle vecchie abitudini e finisce in un centro per tossicodipendenti non udenti. A prima vista non sembrerebbe un ruolo adatto a Riz Ahmed, ma lui la pensa diversamente: “Trovo sempre dei punti di contatto con i ruoli che interpreto”, spiega. “In questo caso, per me si tratta del desiderio di autodefinirsi, di affermare il proprio valore. Il mio personaggio, Ruben, deve fare i conti proprio con questo dilemma: ‘chi sono quando mi trovo faccia a faccia con me stesso? Non sono bravo a starmene con le mani in mano e non vivo serenamente il lockdown, proprio perché tendo a definirmi attraverso le mie azioni. Ma Ruben è costretto a rimanere solo con se stesso e ad affrontare il suo vero ‘io’. Ed è un’esperienza che può fare paura. Posso capire come ci si sente”. “Così, invece di partire dalla superficie e tentare di imitare un batterista, sono partito dall’interno. Quelli come me sono cresciuti un po’ come dei camaleonti e adottano questa strategia anche nella PHOTOS: STUART CLARKE/SHUTTERSTOCK (P.16); TOM VAN SCHELVEN (P.17-18); BBC (P.19) recitazione. Ma a me non interessa più fare il camaleonte”. Tutto questo vale anche per la sua musica: nella vita ha fatto il DJ, l’MC, il cantautore ed è stato anche un famoso freestyler quando aveva vent’anni. Ma ammette che non ci pagava le bollette e aveva pensato di smettere. Eppure così non è stato e con il suo ultimo album, The Long Goodbye, ha trovato la ricetta giusta per combinare tutti gli ingredienti della sua personalità. Insomma, è un album tutto da gustare. La sua musica è un cocktail di influenze orientali e occidentali, e parla del complicato rapporto di Riz con il Regno Unito attraverso testi dal sapore quasi poetico. Il disco è accompagnato da un cortometraggio (disponibile su YouTube) di una potenza sconcertante, che evidenzia la spaventosa direzione intrapresa dalla politica moderna. Inoltre, è interessante notare che, dopo una stringa di lavori pubblicati sotto lo pseudonimo di Riz MC, sia come solista che come membro dei Swet Shop Boys (una collaborazione con il rapper Heems e il produttore Redinho), questo è un album firmato da Riz Ahmed. “Penso che il cortometraggio esprima tutti i lati della mia personalità”, dice. “C’è la recitazione, la musica, la parola parlata. Si concentra su alcune cose che caratterizzano la nostra società, ma da un punto di vista molto personale. Volevo che mi rappresentasse al 100%, senza scegliere quale parte di me mostrare”. Riz aggiunge che, prima di Sound of Metal, aveva addirittura pensato di prendersi una pausa dalla recitazione. Ma per ora è difficile che succeda. Il bisogno di comunicare con il pubblico è troppo forte. E se potesse farlo in altri modi? Riz è un tipo modaiolo, con uno spiccato interesse per la “moda consapevole” e sostenibile. A livello lavorativo, però, ha detto di voler coltivare soprattutto la sua attività di produttore. Dopo anni passati ad aiutare altre persone a fare film, qualcuno gli ha fatto notare che un produttore si occupa proprio di quello. Ha quindi fondato Left Handed Films, la società di produzione con cui ha presentato il suo primo lungometraggio Mogul Mowgli al Festival Internazionale del Cinema di Berlino 2020. Il mondo cambia in continuazione ed è fondamentale saper cambiare con esso. Ma Riz dimostra che non è necessario prendere misure drastiche per provare cose nuove. “Puoi sempre trovare nuovi modi per metterti alla prova con le scelte che fai”, afferma. “Per quanto mi riguarda, questo non significa necessariamente che smetterò di recitare. Però valuterò quali ruoli accettare e cercherò di prepararmi al meglio per ogni ingaggio. Penso sia possibile trovare nuovi modi di esprimersi con la stessa forma d’arte e non smettere mai di crescere”. "A me non interessa più fare il camaleonte" 20 / Jaguar Magazine Jaguar Magazine / 21

 

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In questo numero scopriremo i maestri brasiliani padri della suggestiva arte della capoeira e gli artisti irlandesi che mescolano tradizioni folcloristiche e nuove culture. Seguiremo inoltre il filo rosso che lega la carta da parati di epoca vittoriana all'iPhone. Per finire, il poliedrico attore e interprete Riz Ahmed ci racconterà perché ha deciso di svelare al mondo la sua vera identità.

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