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Ottobre 2018

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Un eccitante viaggio in Algarve, Portogallo, a bordo di Jaguar I-PACE completamente elettrica | Uno sguardo ravvicinato sulla creazione di Jaguar I-PACE | Reinventare un classico: E-Type Concept Zero | Cinquant’anni dell’iconica berlina XJ | Un’intervista esclusiva con la star del tennis Johanna Konta | Può un supercomputer rivoluzionare l’arte?

INTELLIGENZA ARTIFICIALE

INTELLIGENZA ARTIFICIALE A sinistra: Firenze, un’opera creata nell’ambito del progetto Google’s DeepDream, il programma probabilmente più famoso al mondo che crea opere d’arte per mezzo dell’IA. Nella pagina di fronte: le opere create da macchine presso l’AI Lab della Rutgers University spesso non si riescono a distinguere da quelle ideate dai colleghi umani Ahmed Elgammal ama l’arte. Sulla parete di casa e dell’ufficio del professore di informatica della Rutgers University in New Jersey sono appese numerose opere d’arte. I suoi gusti spaziano dal tradizionale al moderno. “Sono una persona con una mente visiva, per questo prediligo l’arte più astratta”, racconta. Le sue opere preferite sono caratterizzate da colori brillanti e vivaci che tagliano la tela. Ma se gli si chiede chi ha creato le opere appese alle pareti, non può rispondere: si tratta piuttosto di che cosa le abbia create poiché “l’artista” che si cela dietro di loro è l’intelligenza artificiale, o semplicemente IA. Cinque anni fa Elgammal diede vita all’Art and Artificial Intelligence Laboratory presso l’Università Rutgers, combinando la sua passione per l’arte con la sua carriera nel campo tecnologico. È stato anche il suo modo di lasciare il segno nell’evoluzione tecnologica. Secondo lui ammirare l’arte è considerato uno dei processi più complicati dell’essere umano e rappresenta il fine ultimo dell’IA. La nostra mente elabora molte cose quando si avvicina a un quadro, un disegno o una scultura, mettendo in atto un comportamento prettamente umano, dettato dalle emozioni e forse dai ricordi. Ma alcune reazioni si basano più su fatti reali. Elgammal afferma: “Non si riconoscono solamente i colori e le composizioni, bensì gli oggetti, le persone, le scene e le tematiche. Si creano legami con ciò che appartiene al passato e come un’opera d’arte si rapporta con le altre”. Anche i computer sono in grado di elaborare alcune di queste reazioni. Dopo tutto, cos’è Internet se non un’enorme banca dati della storia mondiale che crea legami tra gli eventi del passato e quelli del presente? E i computer non sono forse immense macchine che calcolano e categorizzano le informazioni? Per questo motivo Elgammal ha deciso di creare un’IA che capisse e apprezzasse l’arte. E ci è riuscito. La macchina che ha realizzato è in grado di identificare qualsiasi opera le si mostri, stabilendo l’epoca alla quale appartiene. Elgammal prosegue: “Capire la storia dell’arte è un lato della medaglia. Ma se si riesce in questo intento, perché non creare anche arte?”. Per far ciò, creò un’altra IA capace di esaminare l’arte di cinque secoli. Dopodiché le chiese di creare opere da sola che vennero mostrate in via sperimentale ad alcune persone che non furono in grado di dire se fossero state create da un artista umano o da una macchina. Secondo Elgammal tutto ciò ha forti ripercussioni in moltissimi campi, non da ultimo il nostro modo di intendere l’arte. I progressi nell’ambito dell’IA stanno offrendo nuove opportunità non solo nell’ambito delle arti visive. Anche i musicisti stanno iniziando a sfruttare i suoi punti di forza. Taryn Southern è una di loro. Dopo aver letto un articolo sull’impiego dei programmi di IA per creare colonne sonore, quei brani che devono essere scritti di getto per evitare di dimenticarli subito e che solitamente vengono pensati ancora dalla mente umana, Southern pensò che se l’IA fosse capace di fare questo, avrebbe potuto aiutarla a creare FOTOGRAFIA: DEEP DREAM GENERATOR/ AICAN, THE ART & AI LAB AT RUTGERS UNIVERSITY (3), KATHY SUE HOLTORF 68 THE JAGUAR

ani pop ancora più indimenticabili. Poco tempo dopo, a maggio 2018, pubblicò il primo album al mondo interamente scritto con l’impiego di IA. Seguì il lancio di un altro album le cui melodie sono state composte dall’IA codificata dal CSL Research Laboratory di casa Sony. L’intelligenza artificiale sta di fatto aprendo nuovi orizzonti in tutti i campi dell’arte: i generatori di poesie su Twitter creano versi di una profondità impressionante e un romanzo scritto da IA è entrato nella rosa di candidati di un concorso letterario in Giappone. I registi hanno effettuato esperimenti con sceneggiature prodotte da IA, focalizzandosi su film di fantascienza. Ma cosa accade al valore dell’arte quando viene sfornata premendo un pulsante piuttosto che essere il risultato di mesi o anni di lavoro e creatività umana? Nulla, affermano sia Southern che Elgammal. Secondo Southern, in molti casi l’arte è semplicemente la storia di cui ci cibiamo. Nutriva seri dubbi la prima volta che sperimentò IA per creare la sua arte, ma ben presto svanirono. “Ero tanto combattuta quanto emozionata riguardo alle opportunità e alle grandi questioni filosofiche che l’uso di questa tecnologia comporta. Ma oggi posso affermare che ha stimolato un nuovo livello di creatività in me che non pensavo esistesse”. È stata in grado di essere più audace nel tipo di brani che ha registrato, con la consapevolezza che i costi delle sue creazioni sarebbero stati decisamente inferiori rispetto a quelli che avrebbe affrontato lavorando con musicisti che partivano da basi registrate. “Posso utilizzare degli input di musica del 1600 e del 1700 e poi unirli a una struttura pop per vedere cosa succede”, dice. Questo tipo di sperimentazione fa ben sperare per il futuro dell’arte. Dal suo punto di vista, sia gli artisti che gli amanti dell’arte dovrebbero mostrarsi ottimisti piuttosto che temere il cambiamento portato da IA. “PENSO CHE ABBIA STIMOLATO IN ME UN NUOVO LIVELLO DI CREATIVITÀ CHE NON PENSAVO ESISTESSE” TARYN SOUTHERN Elgammal riconosce che è difficile prevedere ciò che succederà in futuro. L’arte tradizionale potrebbe cambiare, ma gli artisti sono sempre disposti a esplorare nuove tecnologie. E se si osservano le opere appese alle sue pareti, gli appassionati di arte continueranno ad apprezzare i pregi della vera arte, a prescindere da chi o cosa si celi nel processo creativo. THE JAGUAR 69

 

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La rivista The Jaguar celebra l’arte della performance con articoli esclusivi che stimolano i sensi, dalla guida dinamica al seducente design fino alla tecnologia d’avanguardia.

Con un'intervista esclusiva a Eva Green, attrice fuori dal comune e star della campagna Jaguar, questo numero è un concentrato di spirito Jaguar. Potrai ammirare Jaguar XE 300 SPORT e XE SV Project 8 scatenarsi sui pendii vulcanici della Sicilia. E poi potrai andare dietro le quinte di due record mondiali, vedere il debutto stagionale del campionato Jaguar I-PACE eTROPHY, imparare i segreti del brivido da tre esperti del settore e molto di più.

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